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Porto Marghera

Porto Marghera viene creato il 23 Luglio 1917 con una convenzione tra l’allora Presidente del Consiglio Paolo Boselli, il sindaco di Venezia Filippo Grimani, e Giuseppe Volpi, presidente della Sade. Sito a ridosso della Laguna di Venezia, copre un’area di circa 2.000 ettari con 20km di canali, 40km di rete viaria interna e 100km di snodi ferroviari.
Nel 1922 la Sade vi edifica una delle più grandi centrali termo-elettriche del paese con lo scopo di fornire energia al futuro polo industriale.
Fin da subito prendono piede, industrie metallurgiche, principalmente quella dell’alluminio, leghe ferrose e zinco, nonché quella dell’industria pesante.
Grossa importanza ha anche l’industria chimica per la produzione di materie prime indispensabili, come acido solforico o carburato di calcio, oltre a fertilizzanti azotati, materie plastiche e resine sintetiche. Già nel 1935 nel polo di Porto Marghera si contavano più di 10.000 lavoratori impiegati in poco meno di 100 realtà industriali.
Un notevole incremento dell’occupazione si ebbe durante il periodo della seconda guerra Mondiale, con le nuove commesse da parte delle Forze Armate; in quel periodo si arrivò a contare fino a 17.000 occupati.
Tutto questo contribuì anche a rendere il polo industriale e l’attiguo porto degli obbiettivi sensibili ai sempre più frequenti bombardamenti da parte delle Forze Alleate ma, nonostante ciò, al termine del conflitto l’attività produttiva si riprese molto rapidamente, grazie anche alla riapertura dei mercati esteri.
Nel periodo post bellico, Porto Marghera ebbe un progressivo sviluppo economico e produttivo, fino a raggiungere il massimo storico nel 1965 quando si contavano più di 33.000 addetti.
La lavorazione dell’azoto per la creazione di fertilizzanti agricoli e il progressivo ampliamento del petrolchimico, agevolato in parte dallo sviluppo di nuove tecnologie come ad esempio il “Moplen”, un nuovo materiale plastico che attribuì al suo creatore Giulio Natta il premio Nobel per la Chimica nel 1963, contribuirono significativamente allo sviluppo del polo.
Dal 1970 , complice anche la crisi petrolifera, ha inizio una costante deindustrializzazione dell’area: gli anni 80 sono caratterizzati da aspre lotte operaie e sindacali con numerosissimi scioperi, manifestazioni e occupazioni di fabbriche, tutto questo però non impedì la chiusura e la demolizione, anche strutturale, di numerosissime attività.
Nel successivo ventennio, scompariranno moltissime attività e addirittura interi settori produttivi: Chimica (Montefibre, Montecatini, Vidal, Sirma, Vetrocoke) Metalmeccanica/Siderurgica (Sava, Alutekna, Breda, Gallileo, Italsider) mentre per altre fu attuata una drastica rimodulazione produttiva, come nel caso della raffineria Eni, volta ora alla produzione di biomasse ecosostenibili.
Ad oggi, la gran parte delle attività di Porto Marghera sono rivolte alla logistica, alla cantieristica navale e nell’attività del Porto.